Rammarico
Purtroppo è la solita cooperativa in sanità, e lo dico con quel rammarico che nasce solo dall’esperienza diretta. Le informazioni sulle persone da prendere in carico non vengono fornite: non per riservatezza, ma perché semplicemente non interessano e, quando va bene, non le conoscono proprio. Le chiamate arrivano rigorosamente all’ultimo minuto, come se l’improvvisazione fosse un valore aziendale e non un problema organizzativo.
Gli interventi sono talmente mal retribuiti da risultare quasi simbolici: più che un compenso, un promemoria del fatto che il tuo tempo vale poco, almeno per loro. I pagamenti? Sempre e solo dopo la scadenza delle fatture, e sempre e solo dopo numerose, pazienti e umilianti insistenze. Una sorta di caccia al tesoro, con la differenza che il premio è il tuo stesso denaro.
Lavorare per questa cooperativa è un atto di puro masochismo professionale. Rivolgersi ai loro servizi, invece, può nascere soltanto dalla disperazione più totale, quella disperazione di cui evidentemente si nutrono e sulla quale hanno costruito il loro modello organizzativo. Un’esperienza che lascia molto da insegnare, soprattutto su come non si dovrebbe lavorare in sanità.








