Un passo avanti e uno indietro?
Interessante notare come le nazioni progrediscano di più in funzione degli avanzamenti tecnologici e sociali che non delle politiche svolte dai vari governi. L'Azienda Italia è, ahimé, in difficoltà: i partiti, come del resto avviene in altre democrazie occidentali, si scannano su questioni puramente ideologiche.
Le pillole che seguono sono state scritte di getto, quindi la titolazione è solo un'indicazione di massima del contenuto.
# Rapporto con le "élite" #
Numerosi governi, non ultimo quello Giallo-Verde, faticano nell'amministrazione ordinaria e non è chiaro se le loro proposte iniziali, in apparenza semplici, siano rallentate -- come dicono loro -- dalla macchina burocratica e dagli interessi degli stakeholders oppure se, semplicemente, non sia la natura della politica quella di dover scendere a compromessi con elementi non esplicitamente politici, i quali però detengono potere all'interno della nazione. Intuitivamente, se a tali stakeholders bisognerà prima o poi rivolgersi, sarebbe meglio che non si trattasse delle mafie, bensì di coloro che veramente possono dare un contributo alla nazione, a partire dalle loro posizioni privilegiate.
# Politiche migratorie e magagne ideologiche #
Ulteriore battuta d'arresto sembra essere avvenuta sul tema immigrazione. E' vero che altri Paesi europei non hanno collaborato alla redistribuzione dei richiedenti asilo come avremmo voluto. E' altresì vero che questi stessi Paesi fanno selezione dei richiedenti asilo che più fa comodo loro. E' altresì vero che gran parte degli sbarchi, in Italia, non includono persone che intendono fermarvisi. E' infine vero che tali persone provengono da Paesi che, spesso e volentieri, non si trovano in condizioni di aperto conflitto e, benché i loro abitanti soffrano per condizioni di vita disagiate e criminalità diffusa, non sono in immediato pericolo di vita.
Detto questo, però, verrebbe da interrogarsi sui presupposti ideologici di alcune scelte: il votante dei movimenti xenofobi è teoricamente avverso ai migranti richiedenti asilo; tuttavia, il suo odio a corto raggio è rivolto nei confronti di immigrati regolari. Spesso, a torto -- xenofobia pura. Talvolta, a ragione -- ma con un rischio di cherry picking che si concentra solo sui rei delle comunità migranti. Ci si chiede dunque in che modo il governo intenda affrontare il problema della sicurezza interno al Paese, visto che quest'ultimo non sembra derivante, in massima parte, dai cosiddetti richiedenti asilo. Inoltre, non è chiaro perché le popolazioni migranti debbano essere ritenute colpevoli di reati "in quanto migranti" e non, per esempio, in quanto popolazioni disagiate... il miglioramento delle cui condizioni di vita porterebbe a grandi benefici a lungo termine (pace i presunti difensori "dell'italianità e della razza italiana", che sono regionalisti quando fa comodo, nazionalisti quando fa comodo e white supremacists sempre quando fa comodo).
# Formazione? #
Interessante notare come le politiche di sinistra, orientate a modelli forse scandinavi di educazione pubblica, abbiano ottenuto magri risultati. Per converso, l'opposizione liberale latita -- a partire da Forza Italia, ma forse si tratta di problemi ancor precedenti la discesa in campo del Cavaliere. Da presunti liberali / liberisti mi sarei aspettato una privatizzazione tout court. Invece, si è finiti per favorire un sistema ibrido di charter schools che percepiscono fondi statali (in ottemperanza alle leggi di libero mercato, che le vedono oppresse dall'immane concorrenza del sistema pubblico), senza però che vi sia stata ampia liberalizzazione per quel che concerne i curricula studiorum. Similmente, mi sarei atteso un maggior investimento nelle risorse strategiche della scuola, ossia quell umane. Invece, i "cosiddetti" governi liberali continuano a ingegnarsi per creare concorsi su concorsi, il cui fine sembra dare a tutti l'illusione che potrebbe esserci un posto di lavoro statale per loro -- salvo il fatto che il posto di lavoro è mal retribuito e ormai poco rispettato in società (complici precedenti sistemi che hanno beneficiato una forza lavoro reazionaria o, se progressista, costretta a comportarsi in modo reazionario causa vincoli sociali, ministeriali e legali).
Per quel che riguarda la formazione superiore, si segue la solita regola dell'iper-specializzazione del docente in una disciplina settoriale, mentre sono timidi i tentativi di aggiornare la forza lavoro e favorire coloro che hanno le competenze trasversali che, si narra, siano più importanti per affrontare le sfide del nuovo millennio.
Nelle università, si pongono vincoli alle Telematiche (ma io sono di parte) che ormai iniziano a prendere piede. Inoltre, sembra che come al solito ci si pongano più problemi di quanto avvenga all'Estero. Il motivo alla radice di ciò è una sorta di timore alla trasparenza, motivo per cui complicate regole di pubblicazione dei bandi di assunzione non soddisfano nessuno -- e, parimenti, accordi privati tra le parti non si possono svolgere perché il sistema è, per l'appunto, pubblico. Alcuni individui, poi, si trovano a ricoprire posti permanenti nonostante la scarsa produttività (misurata anch'essa con criteri che non tengono sempre conto dell'internazionalizzazione -- al punto da escludere ricercatori che pubblicano in eminenti riviste e, viceversa, accogliere i titolari di opere di valore tutt'al più locale). Punte di eccellenza esistono, ma, potremmo dire, non grazie ai governi dell'Azienda Italia, ma *nonostante* questi governi.
# I favori fatti alle grandi aziende di interesse nazionale: cui prodest un salvataggio in extremis? #
Per gli altri affari domestici rimando principalmente alla riflessione sulle assunzioni nella scuola... con alcune curiosità: serve ancora salvare Alitalia -- non me ne vogliano i lavoratori, ma un'azienda in perdita è in perdita. Tautologico ma, a quanto pare, abbiamo ancora una politica basata su simboli e interessi individuali (quali, non lo so, ma presumo che ci siano) anziché una politica evidence-based orientata all'efficienza. Diciamo che Alitalia è il paradigma di un'intera nazione, se le sue vicende sono lette sotto una certa luce. Forse, la vecchia Alitalia aveva un valore, ma oramai la sua percentuale di traffico è ridotta -- non si può quindi più sostenere che sia "too big to fail".
# Sostenibilità #
Sempre come valutazione del Governo... diciamo che non è facile combattere decenni di cementificazione. Forse i condoni non sono il modo migliore. E' solo un suggerimento, naturalmente. Ovvio che, quando l'illegalità e l'infrazione regnano sovrane, a un certo punto bisogna prenderne atto come di un qualcosa di sistemico. La sostenibilità, poi, non è solo un concetto ambientalista ed ecologico, ma riguarda anche ambiti come quello della tassazione: forse -- sempre suggerimento mio -- bisognerebbe smetterla di perdonare i furbetti, perché a forza di regali i bambini potrebbero diventare viziati. Un buon ausilio alla sostenibilità potrebbe essere investire nel "law enforcement". E' un luogo comune, ma forse può darsi che le nostre leggi, frutto di un'assidua attività parlamentare (pare che ne facciamo troppe e mal tematizzate, non troppo poche), siano adatte. Manca però l'applicazione a tappeto. Forse qualcuno ha confuso l'applicazione delle leggi in modo onesto e senza distinzioni con quello che un tempo era l'arbitrio delle forze di polizia sotto dittatura. Di questo, incolperei le amministrazioni di ispirazione socialista, le quali hanno sempre avuto una relazione altalenante con le forze dell'ordine; incolperei però anche i governi di ispirazione cosiddetta liberale o, se vogliamo, liberal-conservatrice, per aver, nonostante gli squilli di trombe giustizialiste, condonato (soprattutto a parole) atti di violenza inaudita da parte di alcuni esponenti delle sopraccitate FF.OO. Non si capisce, quindi, perché questi ultimi governi avrebbero avuto il pugno duro solo con chi faceva loro comodo, mentre strappare loro di bocca un commento sul caso Aldovrandi o Cucchi è stato, quantomeno, difficile -- al punto da diventare imbarazzante.
# Update 1: cancellazione programmi di pubblica informazione #
Anche se non seguo la televisione, ho notato come ogni governo faccia sforzi di politicizzare le nomine... in particolare il governo attuale. La cancellazione di programmi "scomodi" pesa moltissimo sul mio giudizio finale e sicuramente non sarà ignorata da coloro che si occupano di diritti e libertà di stampa.
# Conclusioni (preliminari) #
Mi riservo di riadattare la recensione in futuro, ma l'intera azione di governo in Italia non può definirsi un'esperienza piacevole. Tuttavia, non posso dare una stella, perché, con quella che a me pare estrema lentezza (e nonostante quella che reputo essere un'inversione di marcia da parte del governo Giallo-Verde), le cose nel Paese sono migliorate (anche se non sempre c'è l'interesse a dichiararlo, visto che, spesso, chi governa lo fa con la delega di chi vive nel malumore). Diciamo che i crimini violenti sono diminuiti (c'è ancora molto da fare) e le aspettative di vita reggono; ci sono alcune eccellenze nella Sanità pubblica di alcune regioni e, insomma, tutto sommato non siamo a una guerra civile e mi auguro ci avvieremo a un futuro in cui le beghe politiche, per quanto squallide possano sembrarci, sostituiscano pienamente l'uso della forza su questo pianeta.
Quindi: 2/5 = Mediocre; un'esperienza inadeguata con molti problemi
P.S.: I lettori prendano nota dei miei bias (principalmente prospettici) dovuti al ceto medio di appartenenza, livello d'istruzione (laurea magistrale umanistica) e lungo periodo di permanenza all'Estero (rientro relativamente recente). Sicuramente il mio giudizio sarà compensato da altre recensioni.
4 novembre 2018
Non scritta su invito