“Alla Reception troverete… il vuoto. Ma niente paura: ci pensa Rachele!”
Seppur la gentilissima, cordialissima e soprattutto professionalissima Rachele della reception dell’Hotel Bencistà ci abbia fatto sapere che “non gliene frega niente delle nostre recensioni” — testuali parole — ci teniamo comunque a raccontare la nostra esperienza. Non per lei, naturalmente, ma per mettere in guardia i futuri ospiti che abbiano la malsana idea di prenotare una stanza in questa struttura.
Prenotazione effettuata tramite Lastminute.com per una notte. Arriviamo in hotel… e sorpresa! Reception completamente deserta. Nessuno ad accoglierci. Nessuna informazione. Solo un cartello che informa che il check-in andava effettuato entro le ore 14:00. Peccato che la nostra prenotazione online sia stata regolarmente accettata alle ore 17:00, quindi ben oltre l’orario indicato per il check-in. Il sistema consente l’acquisto, ma la struttura non prevede l’accoglienza. Complimenti per la coerenza.
Dopo un’ora abbondante di attesa nella hall, in cui nessuno ci degna di attenzione, abbiamo provato a contattare il numero di riferimento dell’hotel trovato su internet, ma ci ha risposto un’operatrice da Roma, trattandosi evidentemente di un call center. È stata lei a metterci in contatto, dopo vari tentativi, con una certa Rachele, che ci ha poi richiamati via WhatsApp.
Fin dai primi secondi di conversazione, il tono è stato tutto fuorché accogliente. Senza nemmeno un cenno di scuse, ha alzato la voce ripetendo più volte:
“Siamo chiusi! Siamo chiusi! Lei mi deve ascoltare! Le sto dicendo che siamo chiusi!”
A suo dire, il suo turno era terminato alle ore 16:00, e il giorno seguente sarebbe stata di riposo, ma “in mancanza d’altro” avrebbe persino potuto tornare per il nostro check-out.
Tutto questo mentre ci “spiegava” che stava facendo un favore. Ora, ci chiediamo: se una struttura è “chiusa”, ma il portale consente la prenotazione e l’addebito avviene regolarmente… davvero la colpa è del cliente? Ma soprattutto: è questo il modo di comunicarlo?
Il “favore” consisteva nel farci scavalcare il bancone della reception e prendere una chiave da una bacheca, chiave di una stanza già assegnata ad altri clienti per il giorno dopo. Peccato che noi avessimo regolarmente prenotato e pagato. Ma evidentemente, secondo Rachele, risolvere una situazione di inadempienza dell’hotel è un atto di generosità, mica il minimo sindacale di un lavoro in ambito ospitalità.
Alla nostra richiesta, più che legittima, di sapere chi ci stesse parlando, ci viene negato il cognome, con un tono sempre più infastidito e aggressivo. E come epilogo, dato che abbiamo osato fare una domanda e accennare all’intenzione di scrivere una recensione, la signora ha ritirato il “favore”, ci ha intimato di rimettere la chiave al suo posto e andarcene, chiudendo la telefonata con un elegantissimo “non ce ne frega niente delle vostre recensioni”.
Per la cronaca, siamo rimasti senza camera e in attesa di rimborso. Ma quello che davvero lascia basiti è il livello infimo di educazione, rispetto e senso del dovere dimostrato da chi lavora (o dovrebbe lavorare) nell’accoglienza.
Sconsigliato in modo assoluto.
Per chi crede ancora che “ospitalità” significhi “accoglienza” e non “scavalca pure il banco e arrangiati”.
18 agosto 2025
Non scritta su invito