**Un progetto costruito clonando…
Il clone cambia dominio, ma resta un clone.
Prima si chiamava chattanoi.it, adesso è diventato chattami.it. Cambia il dominio, cambia il nome, viene aggiunta qualche funzione, ma la storia di come è nato questo progetto resta la stessa.
Basta conoscere un minimo la vicenda per rendersi conto del livello raggiunto: il progetto è stato costruito prendendo come riferimento BlaBlaChat.it in maniera talmente spinta da arrivare alla riproduzione di testi, immagini, logo, idee, funzioni, struttura, stile, interfacce e logiche di funzionamento.
Ma la parte più assurda, e probabilmente anche quella che descrive meglio tutta questa storia, riguarda l'intelligenza artificiale.
Il fondatore di chattami.it fa un uso massiccio di programmi di IA che gli generano codice e gli permettono di costruire parti del sito. E sia chiaro: usare l'intelligenza artificiale per programmare non è assolutamente un problema.
Il problema è cosa le fai programmare.
Perché se invece di utilizzare l'IA per sviluppare idee proprie la utilizzi per prendere il progetto di qualcun altro, analizzarlo e fartene ricostruire le funzioni, non sei improvvisamente diventato un programmatore e soprattutto non sei diventato l'autore di quelle idee.
La situazione era arrivata a livelli quasi surreali: è stato persino tentato il clone della chat di BlaBlaChat, partendo dai file disponibili lato client e utilizzando l'IA per cercare di ricostruire ciò che mancava lato backend.
Praticamente il parassitismo digitale 2.0.
Una volta bisognava almeno avere le competenze tecniche per copiare seriamente il lavoro di qualcun altro. Oggi basta scaricare ciò che si riesce a recuperare, darlo in pasto a un'intelligenza artificiale e continuare a chiederle di ricostruire il resto.
Ed è forse proprio questo l'aspetto più triste della vicenda: l'IA, uno strumento con possibilità enormi, utilizzata non per inventare qualcosa di nuovo, ma come fotocopiatrice tecnologica del lavoro altrui.
Nel frattempo chattanoi.it è sparito ed è arrivato chattami.it. Sono state aggiunte cose, altre sono state cambiate e si è cercato di dare al progetto una propria identità.
Peccato che mettere mobili nuovi dentro una casa costruita sulle fondamenta degli altri non renda improvvisamente proprie quelle fondamenta.
E prima di affidare fotografie, messaggi, conversazioni private e dati personali a un servizio nato in questo modo, forse sarebbe il caso di chiedersi con chi si ha a che fare e quale concezione abbia questa persona del lavoro e della proprietà altrui.
Non è nemmeno la solita guerra tra chat concorrenti.
La concorrenza è qualcuno che guarda BlaBlaChat, pensa di poter fare meglio, apre l'editor e costruisce la propria idea.
Questo è diverso.
Qui si parla di prendere ciò che esiste già, riprodurne elementi, funzioni e logiche e utilizzare persino l'intelligenza artificiale per colmare le competenze tecniche necessarie a ricostruire quello che non si è in grado di realizzare autonomamente.
E la vicenda non è rimasta confinata alle polemiche online: per quanto accaduto con la precedente versione del progetto risulta essere stata presentata anche una denuncia/querela e sarebbe stata conservata documentazione relativa alle contestazioni.
Poi ognuno è libero di utilizzare il sito che preferisce.
Ma almeno sarebbe opportuno sapere a chi ci si sta affidando e soprattutto come quel progetto è arrivato fin lì.
L'intelligenza artificiale può scriverti PHP, JavaScript, database e backend.
Può analizzare il lavoro degli altri e aiutarti a ricostruirlo.
Può persino permettere a chi ha competenze limitate di realizzare software molto più complesso di quanto riuscirebbe a sviluppare da solo.
Ma c'è ancora una cosa che non può fare:
darti il merito delle idee che hai preso dagli altri.
La concorrenza crea.
Il parassita copia.
Quello moderno se lo fa anche programmare dall'IA.




